di Vittorio Pesato

 

Ultimamente nel  panorama politico italiano se ne sono viste e sentite di tutti i colori. I comunisti sono diventati democratici, la Brambilla candidata premier ed infine l’Inter che vince lo scudetto.Cos’altro salterà fuori da questo incredibile cilindro? Candide colombe o spauriti coniglietti... Certo lo spettacolo continua, ricco di colpi di scena, imprevisti e sceneggiate alla Mario Merola.  Purtroppo in Italia  è evidente che la politica è profondamente in crisi. I partiti politici sono sempre più in declino, la selezione della classe dirigente viene effettuata in modo superficiale e chi magari prova ad alimentare il dibattito all’interno di una sezione spesso viene visto come “ nemico del popolo” e quindi persona scomoda da “eliminare” politicamente.  

Si parla  di riforme del lavoro, scuola, sanità ecc… ma credo che la prima riforma che si debba compiere sia quella del sistema politico italiano. Poche settimane fa si sono svolti i congressi di DS e Margherita che contestualmente hanno messo le basi per dare vita al Partito Democratico.  Credo che questo sia stato l’unico aspetto nuovo degli ultimi 5 anni. Non so se il PD riuscirà sin da subito ad essere una forza politica in grado di far coesistere al suo interno le anime che lo compongono o se diventerà rapidamente forza di governo, ma credo che comunque abbia già dato un impulso nuovo alla politica italiana. In un momento in cui all’interno dei partiti del Centrodestra non si discute più di politica,vedere che dall’altra parte qualcosa si muove crea sicuramente interesse e curiosità. L’aspetto che per ora fa riflettere e che tra i dirigenti del PD non si è solo discusso di leadership ma soprattutto di progetto politico. Si dice che l’erba del vicino è sempre la più verde, ma è chiaro che il Partito Democratico non può essere l’unica via di rinnovamento della politica italiana. L’uomo nuovo in Italia è stato Silvio Berlusconi. Quando nel 1994  decise di “ scendere in campo” diede un forte scossone alla politica italiana. Da quel momento nacque la prima forma di bipolarismo tricolore. Da una parte tutte le destre trovarono la giusta dimensione e collocazione dietro al Cavaliere di Arcore e dall’altra le sinistre si aggregarono per ostacolarne il progetto, trovando nell’anti-berlusconismo l’unico motivo di unione solida. E così, in circa tredici anni, abbiamo assistito a quattro candidature a premier di Berlusconi, una di Ochetto, una di Rutelli e due di Prodi. Due schieramenti, due contrapposizioni , due programmi, tutto più facile e tutto più comprensibile da parte dell’elettore. E’ proprio il centrodestra che oggi deve avere il coraggio di mettere in cantiere un nuovo progetto politico.  Da un lato deve rafforzare il bipolarismo, dall’altro  consolidare una cultura di destra che è sempre stata osteggiata non solo dalla sinistra ma spesso dagli stessi dirigenti del centrodestra che hanno sino ad ora rinunciato alla formazione interna dei propri quadri. Tra gli elettori del centrodestra il partito unico esiste già, sembra invece che le difficoltà ci siano solo tra i dirigenti politici. A differenza del centro-sinistra, AN, FI, UDC, LEGA hanno nella loro base un minimo comune denominatore di valori e concetti che rende queste forze tra loro molto più coese e vicine rispetto a ciò che si vede nell’altro schieramento.Cosa fare per mettere in moto questo processo, quale potrà essere il nuovo Leader? ....La “Rivoluzione Francese”.Sì è proprio così, quello che è successo in Francia è stata una vera e propria rivoluzione. La schiacciante vittoria di Nicolas Sarkozy ha messo in moto un vero e proprio ciclone nel panorama politico europeo. La vittoria della destra d’oltralpe ha sancito un radicale cambiamento di tendenza che ha messo nuda la “ gauche” di fronte a tutte le sue contraddizioni.L’”imperatore” Sarkozy, privo di complesso di inferiorità nei confronti della sinistra sesanttottina e superata la visione “volterriana” della rivoluzione francese che confonde, eguaglianza ed egualitarismo, solidarietà ed assistenzialismo, giustizia e livellamento, parla “franco”. Il miglior modello  sociale è ” il dare  lavoro ad ognuno “,  esaudire le proprie aspirazioni per poter progredire  secondo meritocrazia ed avere un forte cultura del risultato. Affronta con fermezza temi quali sicurezza, immigrazione clandestina, tassazione, sviluppo dell’impresa francese, lavoro e precariato giovanile. Ha determinato non solo una vittoria elettorale ma ha di fatto rivoluzionato una società francese ancora troppo conservatrice ed ancorata al novecento ed alla sua più lontana rivoluzione.Un altro dato è emerso dalle presidenziali francesi: la bella Royal è stata pesantemente sconfitta.La sinistra francese ha dimostrato di non avere un progetto alternativo alla destra, si è semplicemente basata su  vecchie ideologie, sulla solita demonizzazione dell’avversario e su l’effetto donna ed una bella faccia.  Mi sembra chiaro che non si possa chiedere a Sarkozy di venire a guidare il centrodestra italiano, ma dalla sua vittoria dobbiamo trarne le positive conseguenze per capire se in Italia ci sono gli spazi per fare nascere una nuova destra.Mi sembra legittimo fare dei parallelismi tra Sarkozy ed alcuni leader italiani. Sicuramente la politica portata avanti da Berlusconi in questi ultimi anni ha dato un forte impulso anche al leader francese che ne ha saputo cogliere gli aspetti innovativi e moderni senza per forza fare i soliti distinguo alla francese. Sia Casini che Formigoni, il secondo più del primo, hanno delle forti similitudini con Sarkozy soprattutto per quanto concerne i valori tradizionali  ed il principio di sussidiarietà. Infine Gianfranco Fini sembra esserne il miglior interprete, avendo nel suo dna politico-culturale una predisposizione congenita a costruire una nuova forza di destra in grado di dare spinta e crescita ad un paese ancora troppo timido e complessato nei confronti di una sinistra a volte superba ed arrogante.Quello che è chiaro e che  non bastano i leader,non servono solo belle parole e belle facce ritoccate, ci vuole un nuovo progetto politico. I partiti devono essere riformati, non bastano congressi a volte un po' finti per far vedere che esiste la democrazie interna che spesso si perpetua con un dispendioso confronto tra "truppe cammellate".  Alleanza Nazionale il suo congresso di fondazione lo ha fatto nel 1995, ora deve cominciare ad ipotizzare una struttura diversa da quella attuale, ancora troppo ancorata come forma partito a quella del MSI. Ci vuole una forza più moderna dotata di un’identità dinamica che sia in grado di parlare a tutti gli italiani, di munirsi di nuove strutture, nuove risorse e nuovi strumenti. Non basta  più, semplicemente ritinteggiare i muri o cambiare il pavimento, serve una nuova casa. Forza Italia una volta per tutte deve decidere se diventare un partito o vivere in immagine e somiglianza del suo Grande Leader. Vanno bene i circoli della libertà, servono ad intercettare e muovere persone ma devono essere affiancati ad un progetto politico. Forza Italia e soprattutto il suo leader sono i più indicati a mettere in moto questo nuovo piano . Infine l’Udc di Casini, che addirittura ogni due anni elegge un segretario nuovo, ed a seconda di come tira il vento, qualcuno  si stacca e da vita ad un nuovo partito di ispirazione democristiana. La Lega, che i suoi congressi federali li celebra con scadenza regolare, quando si "arrabbia" si ritira nel suo parlamento del nord. La Lega gioca un ruolo cruciale perché il suo radicamento territoriale rappresenta uno dei punti fondamentali che una nuova forza politica deve tenere in considerazione: non si può prescindere dalle identità territoriale sia nelle scelte politiche ma soprattutto nelle scelte dei candidati. Tutti quanti devono mettere da parte le rivendicazioni personali, rimboccarsi le maniche mettendosi al servizio del centrodestra per costruire quello che tra gli elettori esiste già: il partito unico della destra italiana. Infine mi sembra opportuno ricordare a tutti i leader un aspetto importante: la formazione. Oltre a Formigoni, con la scuola di sussidiarietà, a Dell’Utri con il Circolo del Buon Governo, a parte qualche timido tentativo nel panorama del centrodestra mi è sembrato di vedere poco o niente. Cari Leader senza cultura e formazione, senza la crescita continua di nuove generazioni, non si approda a nulla.                                                                                                                                                                                       

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