Tra Parisi e Salvini esiste una grande area vasta di elettori di centrodestra che non si sente rappresentata e che non trova un riferimento politico con cui costruire un percorso elettorale, culturale e di governo alternativo al partito democratico.

 

Moderati, populisiti, grande centro, extrema destra ed altro sono terminologie desuete che non vengono più comprese dai cittadini, che assomigliano sempre più a pettegolezzi di palazzo di gruppi parlamentari che saltano come dei canguri da una corrente all'altra o da sinistra a destra con la speranza di essere " sorteggiati " nelle liste bloccate per il parlamento.


 

In questi giorni si è avviato un nuovo processo per cercare di rivitalizzare il centrodestra italiano. Parisi, con la sua convention, prevista nei prossimi giorni, tenterà di dare una svolta per la ricostruzione di un'area,che dal " Golpe " del 2011 con la destituzione del governo Berlusconi, si trova in una profonda crisi di identità. Pur non essendo ancora metabolizzata la discesa in campo di Parisi da buona parte dell'establishment degli azzurri, sembra comunque aver rianimato in minimo di dibattito politico. Parisi non può e non deve essere visto come un avversario o una sorta di rottamatore del centrodestra, tanto più che ad oggi  il suo parterre assomiglia ad museo della prima repubblica che ad un contenitore innovativo, ma deve essere considerato uno stimolo vero per aprire un dibattito per rigenerare un area politica che ha completamente perso lo smalto. La passione per i grandi temi del nostro tempo, una visione repubblicana e non monarchica dello stare assieme e la ricerca di  un ampio riferimento culturale devono essere lo stimolo quotidiano di chi oggi vuole fare il dirigente politico del centrodestra. Parisi da una parte, a capo dei cosi' detti "moderati", Salvini dall'altra come riferimento dei populisti non sembrano per ora essere in grado di intercettare il grande consenso della maggioranza silenziosa. Moderati e populisti da circa tre anni rappresentano due forme di estremismo nullista. I primi, in nome e per conto del termine moderati non delineano un quadro di alleanze chiare fatto di programmi seri per essere, non solo alternativi alla sinistra, ma per costruire una vera e responsabile forza di governo. Spesso consentono ai propri quadri di riferimento di sostenere la sinistra con motivazioni e obiettivi eccessivamente individuali e volgarmente bollati come inutili per il bene comune dei cittadini. Un po' in linea con quel detto dell'epoca borbonica:" Francia o Spagna....". I secondi, un po' lepenisti, oltranzisti, populisti, non sono interessati a trovare un meccanismo di alleanze su cui costruire un programma di governo e di risposta ai bisogni della gente in modo alternativo alla piattaforma di governo del Pd di Renzi. Nel la Le Pen, nemmeno il PPE della Merkel, possono oggi essere il riferimento culturale del centrodestra italiano. Tra Parisi e Salvini esiste una grande area vasta di elettori di centrodestra che non si sente rappresentata e che non trova un riferimento politico con cui costruire un percorso elettorale, culturale e di governo alternativo al partito democratico. Salvini e Parisi oggi rappresentano gli unici tentativi di organizzare un'area. Loro non devono essere visti come un problema, ma come una risorsa. Una risorsa che senza strutturare quella grande area vasta non riesce ad essere maggioritaria. Il compito dei dirigenti del centrodestra è quello di tornare a costruire un partito rappresentativo del volere degli elettori e non quello di riposizionarsi o di rosicare se Parisi o Salvini fanno qualcosa. Strutturare il centrodestra diffuso, dando vita all'area neoreppubblicana italiana. Un area che può raggiungere il 40% dei consensi. Congressi, primarie, partito organizzato, e non un contenitore virtuale, carta dei valori e autodeterminazione dal basso. Moderati, populisiti, grande centro, extrema destra ed altro sono terminologie desuete che non vengono più comprese dai cittadini, che assomigliano sempre più a pettegolezzi di palazzo di gruppi parlamentari che saltano come dei canguri da una corrente all'altra o da sinistra a destra con la speranza di essere " sorteggiati " nelle liste bloccate per il parlamento. Strutturare il centrodestra è un dovere.

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