Stefano Amore ci fornisce la sua opinione sulle elezioni interne all'Anm per il rinnovo del Csm

Le primarie indette dall’A.N.M. in vista delle elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura si sono concluse ieri, dopo due intense giornate di spoglio dei voti.

Al momento del loro annuncio qualcuno le ha intese come una vera e propria “rivoluzione”, altri le hanno considerate una finzione, uno strumento per mascherare rigide logiche di appartenenza e i privilegi della casta delle correnti.

Oggi, per chiunque voglia analizzare e comprendere veramente il fenomeno “sine ira et studio”, è indubbio che queste primarie sono comunque ben riuscite, anche (o forse soprattutto) per le molte sorprese che hanno prodotto.

Innanzitutto per l’ampia partecipazione al voto da parte dei magistrati e poi per gli esiti, in molti casi ben diversi da quelli che si sarebbero potuti immaginare.

Sicuramente queste primarie dimostrano, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, la necessità e l’urgenza di modificare l’attuale sistema elettorale del C.S.M. che, riformato in senso maggioritario nel 2002, limita fortemente le possibilità per i singoli di essere eletti al C.S.M. senza l’appoggio di una corrente organizzata.

In questa ottica le primarie, con i molti candidati che si sono presentati, hanno rappresentato soprattutto un momento di reale democrazia, di confronto vero, restituendo una concreta legittimazione a candidature che, altrimenti, avrebbero rischiato di essere autoreferenziali.

La conclusione che se ne può trarre è che l’associazionismo tra magistrati è ancora molto vitale, ma che i meccanismi del suo funzionamento vanno, almeno in parte, rivisti, accogliendo con favore il confronto e le diversità culturali.

Insomma, da queste primarie l’Associazione Nazionale Magistrati dovrebbe trarre una convinzione ed un obiettivo comune a tutti: impegnarsi per ottenere dal Governo e dal Parlamento un nuovo sistema elettorale, che consenta di superare gli schematismi e le rigidità di quello attuale, e costruire un modello di autogoverno della magistratura sempre più autorevole e condiviso, capace nel contempo di “liberare” ed “esaltare” le capacità professionali del singolo magistrato e di realizzare quei valori costituzionali della Giurisdizione indispensabili per il rilancio del Paese.

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