L’intervento di Vittorio Pesato ( Promotore Nazionale di Identità e Libertà )

ImageCi troviamo oggi, per il terzo anno consecutivo, sempre nel mese di luglio, con ancora più entusiasmo, organizzazione e partecipazione degli scorsi anni. Questo significa che la continuità, la costanza, ma soprattutto la voglia di mettere in rete il nostro progetto ci hanno consentito di migliorare, affinare meglio in nostri obiettivi e la nostra azione. Tenuti sempre ben visibili i nostri punti fermi e la nostra posizione all’orizzonte, la nostra nave, quella di Identità e Libertà sta ormai da tre anni navigando consapevole e coerente della propria rotta: senza cambi di direzione, ma con un’andatura costante ed imponente.

Quando a Pavia decidemmo di dare vita ad Identità e Libertà, lo facemmo per superare gli steccati e le rendite di posizione che le forze politiche del centrodestra ( AN, FI) fino a questa primavera, prima della vittoria del Popolo della Libertà, avevano. Lo facemmo perché capimmo che nel panorama politico italiano, ma soprattutto nella società italiana, mancava qualcosa: la nostra generazione, i figli di un nuovo millennio. Non solo non siamo rappresentati, ma non riusciamo a rappresentare noi stessi. Ecco che Identità e Libertà, tramite il sito – portale delle identità, www.posizione.org, ambisce a diventare, in parte riuscendoci fin da subito, la rete degli under 40. Fin dall’inizio, giustamente, la nostra vocazione fu quella di posizionarci dinamicamente nell’ambito politico, ma involontariamente siamo riusciti a parlare ai nostri coetanei, un po’ in tutti gli ambiti della società italiana. Ci siamo sviluppati prevalentemente al Nord ( Lombardia, Veneto e Piemonte), al sud siamo presenti in Calabria, ma oggi constatiamo che ci sono ospiti ed amici che provengono da altre regioni d’Italia. In questi tre anni abbiamo appositamente voluto, rispettando i principi ispiratori di Identità e Libertà, evitare che la nostra nave imbarcasse senza controllo, in modo disorganico, numeri elevati di passeggeri. Nella nostra futura patria, vogliamo evitare di avere passeggeri che hanno viaggiato con noi, in situazioni di degrado ed emarginazione, e che una volta sbarcati si sentano dei clandestini. Chi vuol far parte della nostra rete, può farlo consapevole delle proprie capacità e del valore aggiunto, in temine di risorse umane, con la sicurezza che noi non gli verseremo dei contributi per avere la sua presenza passiva, ma lo faremo partecipare insieme a noi, agli utili che Identità e Libertà riuscirà a dare. Non dobbiamo rappresentare i problemi, come spesso ci capita quando siamo distanti da casa, o quando i nostri genitori ci chiudono i rubinetti, ma dobbiamo avere il coraggio di rappresentare le soluzioni ai problemi coinvolgendo coloro i quali hanno la voglia e la capacità di partecipare, orientare o meglio, posizionare. Identità e Libertà non è un partito, non è una corrente di un partito, non è un’associazione classica, ma è una rete-movimento. Identità e Libertà è una “ Lobby a viso aperto”. Identità e Libertà è la rete dei figli di un nuovo millennio, la generazione degli under 40, quella che vuole rappresentare se stessa, senza quote, cooptazioni, ma con opportunità , meritocrazia, solidarietà e responsabilità. I figli di un nuovo millennio hanno come priorità che dall’Italia del’ 900 sesanttottina, o meglio sesantottarda e conservatrice si entri perentoriamente nell’Italia del terzo millennio, quella del futuro. Dalla politica all’università,dal mondo dell’associazionismo a quello sindacale, dal lavoro all’impresa il nostro paese manifesta sempre di più una profonda crisi strutturale. Non esistono maestri, la meritocrazia sembra essere un termine estinto, la solidarietà è un optional ed i padri non solo non credono nei propri figli, ma peggio non vogliono garantirgli il futuro. “ Giovani” immortali, e noi giovani, quelli veri, tutti “ filistei”. Esiste una giungla generazionale, dove i nuovi sono “ nuovi” da ormai 40 anni e la competizione si è trasformata in : “ se fai il bravo e stai zitto ti coopto”. In Italia esiste un buco generazionele di 20 anni, non c’è spazio di movimento e di espressione, non ci sono opportunità, la società di oggi è un club esclusivo per giovani anestetizzati incapaci di reagire, ma soprattutto privi di identità. Noi vogliamo dare vigore ed identità alla fase più importante della vita di un uomo, la Gioventù. Non volgiamo lo scontro generazionale, ma vogliamo cominciare ad esserci consapevoli delle nostre capacità di orientare, di posizionare e di costruire. Le ricchezze dei nostri avi non sono più in grado di mantenerci il futuro, la pensione alla “ italiana”, forma di assistenzialismo esasperata, non ci sarà più garantita ed il posto fisso sarà sempre più un’illusione.

 

TOCCA A NOI! E’ il titolo che abbiamo voluto dare a questa due giorni, terzo incontro nazionale di Identità e Libertà, dopo Pavia 2006 ( strutturiamo la destra diffusa), Limone ( CN ) 2007 ( La destra tra passato e futuro). Ad Asiago meno destra, meno sinistra, meno politica ma più contenuti. Dalla sicurezza come questione di dignità, ai figli di un nuovo millennio, all’impresa come nuovo umanesimo del Lavoro. Oggi dobbiamo dare inizio alla costruzione di un grande Libro Bianco delle giovani eccellenze italiane, una vera anagrafe basata sulla meritocrazia di tutti i giovani che emergono nei più svariati settori: dallo sport, al lavoro, dalla scuola, all’associazionismo, dalla ricerca ad una singola idea che diventa realtà. Un uomo è veramente libero quando riesce a manifestare la propria identità. Dobbiamo creare nuovi termini, non perché quelli che ci sono non vadano bene, ma per cercare sempre di più di andare verso la modernizzazione e l’innovazione della nostra nazione. Un nuovo dizionario, che sappia raccogliere terminologicamente, tutto ciò che di nuovo esiste nella nostra società, coniugando la tradizione come un fenomeno di trasgressione. Come si evince da programma i nostri incontri non sono moderati, ma posizionati, anche perché a forza di moderare c’è il serio rischio di schiantarsi in un sonno perenne dal quale difficilmente ci si può svegliare. La nostra rete è nata PER e non contro. Vogliamo premere sull’acceleratore affinché il nostro paese affronti le grandi opere strutturali, superi il problema del precariato energetico, rilanci il concetto d’impresa come più alta forma di partecipazione da parte dei lavoratori, da anni visiti da una parte del mondo sindacale come schiavi da mungere, ma che per noi sono i veri imprenditori per lo sviluppo del nostro paese. Gli imprenditori, sono dei lavoratori, che costituiscono l’orgoglio e l’identità ma in particolar modo la libertà per il nostro paese. Dobbiamo voltare pagina rispetto al secondo novecento, soprattutto quello post sessantottino, dove l’ideologia nichilista ha sfasciato il concetto di merito, di responsabilità anteponendo il concetto di diritto prima di DOVERE. La società dei diritti ha fallito come una certa concezione di socialismo, quello massimalista e totalizzante. Invertire le priorità che una certa epoca continua a dettarle come principali è la sfida che ci deve unire. Dobbiamo annientare questa vecchia visione di proletarizzazione, che in questi anni ha colpito principalmente lo stato ed in particolar modo gli impiegati statali, che a prescindere dalla loro rendita sul posto di lavoro percepiscono indistintamente lo stesso stipendio. Questa perversa forma di assistenzialismo ha appiattito ogni velleità di ambire ad essere un lavoratore dello stato modello per la maggioranza degli statali che sono consapevoli che con questo modello di selezione difficilmente potranno distinguersi per capacità e merito. E’ proprio dallo stato che è necessario ridare dignità ai nostri lavoratori, suonando una nuova sveglia, consentendo loro di poter essere partecipi di un grande progetto di sviluppo, che può iniziare solo se la lenta e burocratica macchina statale, si dota di un nuovo motore e di piloti in grado di condurla sul circuito del nuovo millennio con fermezza e con la voglia di competere con gli altri per vincere. Oggi il nostro stato non ha più voglia di vincere. Reintrodurre criteri di meritocrazia, di incentivi e di opportunità per chi ha voglia di emergere è una nostra priorità. Per noi il lavoro non è un diritto ma è un dovere. Il lavoro è luogo ed il momento di più alta spiritualità, quando si rientra stanchi da una lunga giornata di lavoro e quando si è consapevoli che si è dato il massimo, credo che ci si possa riposare con maggiore serenità e soddisfazione. Non è solo una questione di guadagni, ma dobbiamo capire che il lavoro non deve essere per noi un momento di fastidio da cui fuggire il primo ponte o fine settimana, ma il momento principale della nostra vita in cui la nostra attività quotidiana, la nostra opera rappresentano quella grande risorsa di energia che può rilanciare la nostra comunità nazionale. Il lavoratori rappresentano il nostro esercito, ed a loro deve essere garantito il miglior equipaggiamento e la miglior sicurezza possibile, dobbiamo garantirgli una previdenza vera e non fittizia. Così come per i nostri lavoratori, i nostri soldati impegnati non solo in Italia, ma in tutto il mondo rappresentano una tipologia di lavoratore al servizio della patria da prendere da esempio. Noi figli di un nuovo millennio dobbiamo riscoprire il rispetto e la stima per le nostre divise. I nostri padri hanno servito la nostra nazione per un anno ed hanno maturato un altissimo concetto di rispetto per la gerarchia e per la fatica che gli ha consentito di affrontare con maggior forza e vigore la sfida della vita. Noi se lavoriamo un’ora in più o dobbiamo fare uno sforzo richiestoci al di fuori dalle nostre ore di lavoro o per aiutare chi è più debole o in difficoltà veniamo colti da nervosismo e senso di fastidio. Però se dobbiamo spararci 10 ore di Rave a 40 gradi centigradi, o 10 ore di coda in autostrada per andare in vacanza non chiediamo alcun sussidio e non proviamo lamento. Togliere la leva militare obbligatoria credo sia stato un grave errore: una patria si costruisce educando le nuove generazioni al sacrificio alla responsabilità ma soprattutto unendo le provenienze da tutto il paese ed il diverso stato sociale per capire lo stato di salute della nostra nazione e per annientare definitivamente la lotta di classe. L’unica sicurezza che oggi abbiamo è l’incertezza su tutto, quella stessa che non ci responsabilizza e ci consente di trovare ogni alibi possibile di fronte alle difficoltà. Ripulire la strade dai criminali, da chi delinque, da chi sfrutta da chi non si riconosce nella nostra patria, da chi non ha voglia di lavorare da chi non rispetta la nostra religione non solo come fatto di credo ma motivo di cultura ed appartenenza, da chi non si sente italiano pur essendo nato e cresciuto in Italia, non è solo una priorità ma è un Dovere.

Trovata la regola, trovato l’inganno. Non abbiamo più bisogno di regole ma di discipline. La disciplina è l’unico termine che può sostituire il termine regola senza fatica con naturalezza, perché la disciplina consente al nostro cervello ed al nostro corpo a stare in equilibrio con tutto ciò che ci sta intorno.

 

Nei prossimi mesi saremo chiamati ad importanti sfide per lo sviluppo e la rinascita del nostro paese: dovremmo affrontarle con coraggio e responsabilità. La piazza negli ultimi anni è sempre stata usata per essere contro a prescindere, noi per le grandi questioni riguardanti il nostro paese dobbiamo scendere nelle piazze con i nostri coetanei, i figli di un nuovo millennio “Per” dare la svolta necessaria per lo sviluppo,per la modernizzazione, per le grandi opere,per uscire dal precariato energetico, per una grande riforma costituzionale, per garantire maggiore dignità ai nostri lavoratori,per far si che I figli di un nuovo millennio siano i principali attori per la rinascita della nostra Italia.

 

TOCCA A NOI!